Elogio alla MOP

pubblicato in: Casalinghitudine | 6

Io amo la  Mop. Quando lo dico nessuno mi crede, pensano stia scherzando. Ma come fa a piacerti? Tutta quella confusione, quella paccottiglia, i commessi sclerati, le cose in disordine… E’ vero, non sarà zen come l’Ikea, scintillante come Coin, stilosa come Oviesse, rigorosa come Leroy Merlin ma è la Mop, e dentro c’è tutto un mondo .

 

Innanzitutto il nome. Cosa vorrà dire Mop? Forse le iniziali dei proprietari? Quando ero piccola ero convinta che fosse il diminutivo di Moplen e quando  la mamma mi ci portava, per comprare le decorazioni di Natale, mi aspettavo sempre di veder sbucare Gino Bramieri da dietro una scansia.  Alla Mop puoi trovare di tutto. Come recita la loro misera pagina web (hanno anche un sito, con foto notturne che sembrano prese da un infimo poliziesco americano ) alla Mop sono in  vendita ben 150 mila articoli. E siccome, come loro stessi avvertono,  “Non possiamo elencarli tutti”,  ti fanno per comodità una lista parziale di quello che puoi trovare nel magazzino. Dal plexiglas al pelouche, dal pollo arrosto ( hanno anche il supermercato alimentare) al presepe, dal frigorifero al raccoglitore per ufficio, dall’intimo femminile alle scarpe antinfortunistica, dalla crema nutriente alla pasta abrasiva per lavare le mani in officina. Roba da farti venire le vertigini. E allora vai a curiosare convinta di trovare una roba delle dimensioni della piramide di Cheope ed invece trovi un capannocino dall’aspetto dimesso,  quasi non si volesse far notare . Appena entri ti accoglie un senso di  gioiosa internazionalità: prima del mega negozio e del supermercato alimentare, stazionano, ormai fissi da anni, alcuni ordinati banchetti etnici (l’evoluzione dei vu comprà da marciapiede) che vendono dalla cavigliera balese in argento al bongo africano, in un melting Mop – scusate la battutaccia – di grande affetto. Mi piace pensare che questi ambulanti, ormai assolutamente integrati nell’ambiente, abbiano trovato nella Mop la loro onorabilità professionale, oltre che un posto al caldo. Come ogni centro commerciale la Mop ha la sua tavola calda che rivendica l’esclusiva di servire vera pasta fatta al mattarello. A parte che a nessuno verrebbe mai in mente di farsi un piatto di tagliatelle al ragù alla Mop, è da apprezzare lo sforzo di diversificare l’offerta degli anonimi self service dei dintorni. Meno felice  è il comparto bar dove stazionano una serie di paste dall’aria vetusta, che sospetto siano parenti molto prossime della Luisona di Benni. All’entrata ti investe l’odore della plastica misto a quello del sapone, combinazione delle più evocative dell’infanzia, pari solo a quella della colla Coccoina.

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E poi, come nelle scatole cinesi, il susseguirsi delle corsie dove i famosi 150 mila articoli fanno bella mostra nel caos più completo. Sì, perché una delle caratteristiche della Mop è che quello che cerchi c’è sempre, ma bisogna guadagnarselo con una caccia al tesoro.  Per cui, se stai cercando la confezione da 180 lucine bianche di Natale, puoi stare tranquillo che quelle sugli scaffali troverai solo quelle multicolore. Se però hai pazienza, tempo da perdere e soprattutto determinazione, in qualche scansia più là, fra le tovagliette di  Peppa Pig e lo snocciolaolive troverai la scatola, rigorosamente ammaccata,  delle lucine bianche  che, alla prova accensione, si riveleranno tutte miracolosamente intatte.  La corsia dell’oggettistica per la casa è fra le più pericolose, nel senso che entri per comprare un’insalatiera di plastica e esci con un sevizio da the cinese, un samovar russo e un couscoussiera. Oppure con una serie di soprammobili assolutamente inutili che farebbero la gioia dell’amica della nonna Speranza di Guido Gozzano ma che in quel momento ritieni indispensabili alla tua sopravvivenza.  In fondo al negozio, quasi per dargli una dignità propria,  c’è il reparto profumeria, quello dove puoi drogarti di odori antichi che vengono da polveri di sapone, sbuffi di talco e fragranze di shampoo che appartengono al giurassico. Ecco: è qui che io mi perdo, insieme alla mia dignità, e potrei davvero comprare di tutto. Come si  può pensare di fare a meno della retina per capelli rosa confetto,  del pettine di plastica giallo con la coda o del porta sapone plasticoso, verde ramarro, che ti ricorda quando andavi in colonia?  Solo qui si trovano ancora quelle saponette ovali color avorio, che comprava mia nonna dal droghiere:  quelle senza scatola, ricoperte solo da pellicola di plastica,  che sanno di talco e di Marsiglia, così grandi che ci vuole la mano di Polifemo per usarle, così scomode che prima di ridursi a una dimensione accettabile devi usarle un mese, così pericolose che se fai tanto di fartele scappare di mano fai filotto con tutte le boccette della mensola del bagno.

 

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E poi c’è il personale, multitasking, poliedrico, assolutamente unico.  I commessi, quelli addetti alla sezione laminati, politene, polistirolo e profilato, vivono ai margini della società civile. Sono una specie di “nerd” della mesticheria.  Difficile farli interagire con il pubblico. Se fai tanto di confondere la colla polimerica con quella ad acqua, sei perduto:  ti trattano come un pezzente con cui non vale la pena perdere tempo..Se invece li sfidi a singolar tenzone sulla qualità delle varie resine espanse o ti affidi ai loro consigli, ti offrono il caffè e ti fanno vedere la foto dei figli. Quando fra le corsie appare il famigerato ‘ciapinaro incompetente’,  (riconoscibile perché si aggira brandendo una copia del mensile Faidatè) si nascondono dietro gli scatoloni per non farsi trovare.  Le commesse donne sono un discorso a parte. Sono le più performanti in assoluto fra le commesse del pianeta. Si destreggiano con disinvoltura fra il lucidalabbra alla fragola di bosco e il fertilizzante per piante grasse.  Signore non sempre giovanissime, di sana e robusta costituzione, vestono uniformi stile kolchoz e non disdegnano di spostare carrelli elevatori e scatoloni mastodontici con la stessa leggiadria con cui misurano un metro di passamaneria. Non sono impeccabili come le commesse della Coin, che sembrano uscite da Vogue, non hanno il sorriso a paresi come quelle di Zara ma sono pratiche ed efficienti, forti come tori. Sospetto che al colloquio d’assunzione gli facciano fare una prova a braccio di ferro. Hanno sempre  il completo  controllo della situazione. Mente sei lì che le stressi perché non trovi quel sotto piatto che “No, non è proprio così che lo volevo, la nuance del rosso era più cardinalizio che ciliegia”, il loro occhio vigile è già rivolto verso il nonno imbranato che nella corsia a fianco sta cercando di suicidarsi perché vuole tirare giù dallo scaffale più alto una bacinella che potrebbe contenere un elefante. “ Ma è sicuro che la vuole così grande? A cosa le serve” – “A jo da lavér al càn” . “Ma che cane ha? Un San Bernardo?”. Il nonno, sconfitto, scuote la testa rassegnato e aspetta il suo turno. Ecco, i nonni, gli anziani: oltre ai nostalgici come me, sono i clienti più affezionati. Per loro la Mop è un grande parco giochi. Me li immagino ciondolanti per casa,  al mattino, con le mogli impegnate nelle faccende domestiche che per levarseli da torno suggeriscono in modo subdolo:  “ Beppe, perché non vai a farti un giretto alla Mop?- E il nonno parte, felice,  fa un bancomat da 200 euro e torna a casa con tre rotoli di carta da parati, una collezione di cacciaviti da 40 pezzi, sei scatole di chiodi e sette nani di gesso, grandezza naturale, che pretende di posizionare nel giardino condominiale fra le proteste degli altri inquilini.

In questi ultimi anni i mega magazzini tematici, come Leroy, Ikea, Briconcenter,  Decathlon  hanno inventato un nuove tecniche di vendita.  Luoghi eleganti, musica soffusa, esposizioni di merce studiate da esperti di marketing per attirare il cliente, zone relax, spazio bimbi ecc. I commessi sono tutti efficienti, formati periodicamente per offrire competenze sempre più specifiche e accogliere il cliente intuendone  aspettative e necessità. Alla Mop da sempre vige l’anarchia più assoluta, la merce è lì, se non fai troppo casino te la puoi anche cercare da solo, il cliente è uno di famiglia e come tale va trattato – anche male se lo merita – e nessuno ti assilla per sapere “se può esserti utile”. E tu ti aggiri fra gli scaffali, tocchi, annusi, scopri cose che pensavi fossero solo nei tuoi ricordi e, inspiegabilmente, ti senti felice.

 

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6 Responses

  1. Tiziana

    Se dovevo descrivere la Mop avrei usato le stesse parole ! Un posto meraviglioso fuori dall usuale ! 😊😊😊

  2. Tiz

    La Mop è la Mop, unica e indescrivibile, incomprensibile se non ci si è entrati almeno una volta. Fantastico averle dedicato un articolo ma non si può sbagliare il nome per 5 volte: chi scrive Mob non ha un cuore. Aggiungerei un dettaglio molto importante: l’illuminazione. Le luci della Mop ti fanno subito tornare indietro nel tempo, come entrare nelle case degli anziani di una volta che per risparmiare sulla bolletta della luce svitavano la metà delle lampadine dai lampadari; un misto di malinconia e angoscia, tra la balera e il garage, tra la cantina e l’opificio. Ma ogni volta che posso vado alla Mop, un posto fuori dal mondo e dalle mode, dove ritrovo me stessa. 😚

  3. Guido Ferioli

    Annina…sei grande!!!!… hai fotografato questa realtà come non avrebbe potuto fare Benigni!!!…mi ci riconosco anch’io!!!….
    ho stampato il tuo post e lo sto’ facendo leggere a tutti quelli che conosco….ci facciamo delle grasse risate!!!!
    Dovresti farci un film!!!….sarebbe da Oscar!!!…
    Sei grande!!!….Guido

  4. Guido Ferioli

    Grazie Annina, mi ha fatto molto piacere la tua risposta la mio commento.
    Un giorno mi ritrovavo alla MOP da lungo tempo fermo davanti ad uno scaffale di minuteria metallica…reggendomi il mento con la mano destra ed una espressione molto pensierosa… stranamente un magazziniere che li intorno stava riempendo uno scaffale, mi si è avvicinato chiedendomi: “sta cercando qualcosa in particolare?….posso esserle d’aiuto???” (doveve essere nuovo!) al che un po’ meravigliato ho risposto: “ssssi….sto cercando un’idea!!!….. eeee…al momento sto aspettando pazientemente l’ispirazione!!!…mi osserva per un attimo perplesso spalancando le braccia…ed annuendo risponde:” ok…faccia con comodo!.

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