Il vuoto che uccide

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Il delitto di Pontelangorino è di quelli che ti lasciano senza fiato. Perché uccidere i propri genitori, farli massacrare da un amico e stare li a guardare morire chi ti ha dato la vita e ti ha cresciuto, è qualcosa che va oltre all’orrore.

Questi due ragazzi sono nati circa all’epoca in cui Erika e Omar uccidevano la mamma e il fratellino di lei: dopo 16 anni  la brutalità di questo delitto si ripropone in tutta la sua crudezza. Magari, all’epoca dei fatti, leggendo i giornali, i genitori di questi due ragazzi avranno pensato:  “A noi non succederà, i nostri figli non saranno così”. Forse era davvero impossibile credere che i loro due figli, poco più che neonati, potessero un giorno replicare quel crimine. Eppure è successo. Nonostante avranno fatto di tutto per crescerli con amore e rispetto, nonostante sembra che certe cose possano accadere solo agli altri.

Uccisi per cosa poi? Non per soldi, quelli pare non gli mancassero, ma per i rimproveri che questi due poveri cristi, che si sbattevano giorno e sera nel ristorante di famiglia, gli muovevano per la sua scarsa applicazione scolastica, per uno stile di vita che non gli doveva sembrare appropriato per un ragazzo di 16 anni. L’altro figlio, quello bravo, studia all’Università di Torino, con profitto pare. Cresciuti nel seno della stessa educazione, delle stesse premure: perché allora questo sedicenne ribelle doveva causare loro tanta sofferenza? Se lo saranno chiesto, si saranno chiesti dove avevano sbagliato. Lo facciamo tutti.  Poveri genitori in cui noi, genitori di adolescenti, un po’ ci riconosciamo. Poveri Salvatore e Nunzia, che chiedevano al figlio solo di non portare a casa insufficienze e di applicarsi un po’ di più. E poveri noi tutti, che viviamo in un mondo dove per 1000 euro, un amico di tuo figlio è pronto ad abbatterti con un’ascia.

Nessun valore, nessun sentimento, nessun pentimento dicono gli inquirenti. Un mondo vuoto fatto di apparenza, di feste in discoteca, di rapper milionari che giocano a fare i proletari, di calciatori che ancora sposano veline, di tronisti e corteggiatrici, di casting per “Talent” in cui il tuo talento vale nella misura in cui buchi il video o fai scalpore. Il vuoto appunto. Un vuoto che galleggia intorno a tanti ragazzi, e che da tempo forse aveva annientato ogni sensibilità di Riccardo e del suo amico Manuel. Un giorno, magari mentre lo aiutava a gonfiare la bicicletta, gli ha chiesto ” Non è che per 1000 euro mi aiuti anche a far fuori i miei genitori?”. “Perchè no?” – ha risposto quello – .”Si può fare. Dammi un cinque! “.  Ecco, deve essere andata all’incirca così. E come tutte le cose della loro breve vita l’hanno fatto con pressapochismo, con superficialità, tanto che il loro alibi non è durato un giorno.

Ci chiediamo ogni giorno, io almeno lo faccio, se stiamo facendo quello che è giusto per loro, se stiamo dando loro troppo o troppo poco.  E scalfire quella patina di indifferenza alla vita, che sembra avvolgerli in certi momenti, è un compito a cui nessuno sembra veramente preparato. Nei prossimi giorni scorreranno fiumi di inchiostro sulla vicenda, psicologi ed educatori ci sommergeranno delle stesse parole usate anche per Erika e Omar. Ma nessuna risposta riuscirà a spiegare un gesto così incomprensibile, ne a rendere più sopportabile l’inadeguatezza e l’impotenza che ci colgono davanti a questi fatti. Restano solo due ragazzi dalla vita rovinata e il dubbio che non abbiamo compreso in pieno l’orrore del gesto che hanno compiuto.

 

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