L’isola di Arturo

L’isola di Arturo

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Portiamo via l’odore del tuo mare scalpitante, il carminio delle stelle marine, il nero delle spiagge vulcaniche, la tua luce ambrata e i pastelli delicati dei muri delle tue case. Portiamo via il calore della tua gente, Procida, che ci fai sentire amici e non ospiti. Giuseppe il tassista che fa mille deviazioni e ti sorprende con panorami da vertigine. Ambrosino Pozzovecchio Carletto, il bagnino che tiene la spiaggia come un santuario di ricordi. Cibo consolatorio, di terra e di mare, che sembra uscito dalla cucina di tua madre, solo con sapori diversi, e rivela la mano affettuosa di chi cucina per nutrire il corpo e l’anima. Artigiani che vendono solo a chi giura di ritornare e ti chiedono mille volte se ami la loro isola alla follia perché “Voi lo vedete, è la più bella, più di Capri, più di Ischia, dovete tornare accà!”. Procidani che ti danno del “voi” che avvolge più del “tu”. Procida è roccia, sabbia e mare. Case e scale, colori, limoni, strade strette e lungomare senza ombra. Spiagge severe e sole che ti prende a sberle da mattina a sera. Procida è vento caldo che brucia, profumo di zagare che convive con quello del pesce che sfrigola sulle griglie in una sfida di sensazioni che ti lasciano incapace di schierarti e tu ti arrendi, felice prigioniero, senza combattere. Procida è un luogo in cui ritrovarsi. Oppure perdersi per sempre.

 

 

 

 

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