Noi siamo i ggggiovani… Perdere la faccia davanti al proprio figlio e vivere consapevoli e felici.

pubblicato in: Pensieri | 6

Allo scattare dei 60 anni  mio marito è entrato nel loop “sono ancora giovane la morte non mi prenderà vivo” e ha comprato una moto. Era un po’ di tempo che ne parlava. Ha cominciato subdolamente a raccontarmi la sua carriera di centauro adolescente, con un busso davanti all’Hotel Sport che se lo ricorda ancora tutta Budrio, e il rammarico con cui ha venduto l’ultima Honda per comprare la macchina quando ha realizzato che doveva cedere l’oggetto totem  della sua gioventù per una più morigerata Golf di seconda mano. E fin qua tutto bene. Ora uno dice: perché ti racconta queste cose? Riflesso incondizionato scaturito dal vivere l’adolescenza del figlio che ha gusti e ambizioni totalmente opposte alle sue?  Niente affatto, solo una subdola tattica.

Sull’onda del ricordo e della celeste nostalgia, nel primo week end utile estivo, prima di raggiungere Gabicce, mi ha casualmente convogliato verso una  concessionaria  (i romagnoli sono notoriamente assatanati di moto)  facendo una “piccola” deviazione di ben  50 chilometri con la scusa di “dare un’occhiata che poi magari dopo passiamo da un outlet”. Falso, falso  come i soldi del Monopoli! Appena arrivato si è diretto dritto verso un mostro metallico, dal sinistro nome di Virago, che stazionava nell’usato. La cosa era talmente ‘casuale’ che ha tirato fuori un fascio di fogli scaricati da internet, con la descrizione di tutte le performance della moto,  la fedina penale del precedente proprietario (che nella migliore tradizione dell’usato è sempre un anziano che l’utilizzava solo per andare a ritirare la pensione, quindi una bazza) e ha cominciato a girarci intorno come uno squalo famelico. Mentre il dubbio si insinuava in me, circa la casualità della sosta fuori programma, un mellifluo venditore si avvicinava con un sorriso a 32 denti e salutandolo per nome gli annunciava felice che lo stavo aspettando . Presente la barzelletta dell’Ing. Stupazzoni che porta la moglie in un night malfamato  dove spergiura di non essere mai stato  prima e dove invece tutti lo conoscono.? Ecco, uguale. Con gli occhi ridotte a due fessure  ho assistito alla vergognosa scena del più bieco imbonimento di mio marito che, come Santa Rita in estasi,  pendeva dalla bocca del mellifluo che snocciolava le performance della ‘Viraghina’ e della sua nobile ascendenza. E mentre mio marito annuiva rivolgendomi occhiate complici che non raccoglievo,  ho visto il trailer del film dove io chiamavo tutti gli ospedali  dopo cinque minuti di ritardo dal suo previsto rientro e, ancora peggio, mi sono vista balzellante su quel minuscolo sedile posteriore ( quello del guidatore pareva uscito da Poltrone e Sofà) invocando ad ogni sgasata Gesù, Maometto e Visnù.  “Vedrai come ci divertiremo!” cercava di blandirmi sulla via del mare, dopo avermi fatto magnanimamente scegliere un casco che, indossato,  sembravo uscita da 20 mila leghe sotto il mare. “Pensa a quelle serate calde a Budrio! Immagina noi,  che prendiamo la nostra moto e viaaa! A prenderci un gelato a Mezzolara (entusiasmante!), oppure facciamo un bel giro in collina,  verso i calanchi fermandoci a mangiare le crescentine ( viva la dieta!) oppure …Potremmo anche fare un salto al mare” aggiungeva con aria solenne come se mi avesse proposto di andare su Marte.

Da quel giorno non si parla d’altro. Nostro figlio non la prende benissimo: resta con forchetta a mezz’aria e ci guarda allibito. “Come avete comprato una moto? Alla vostra età? Ma siete impazziti”. Il padre spiega gli irrinunciabili vantaggi (gelato a Mezzolara, crescentine ai calanchi, gita al mare) e non lo convince. “Mi meraviglio di voi! Ma cosa vi dice il cervello? Non l’ho preso io, il motorino, che  ho 17 anni e voi, a sessant’anni….(58 prego, aggiungo sottovoce) vi comprate …neanche una moto normale, un custom !?!”.  Se ne va scuotendo la testa mentre noi ci guardiamo di sottecchi senza sapere cosa rispondere. “E poi…” – aggiunge rientrando con la faccia ancora più incazzata “ Non mi piacerebbe ricevere telefonate dagli ospedali dove sicuramente vi ricovereranno perché siete finiti in un fosso o contro un palo! Avrei altre cose da fare che occuparmi di voi due infermi a letto….” . Commossi lo guardiamo senza parlare mentre lui continua a blaterare di badanti, carrozzine e interdizione. Il più è fatto: la moto arriverà a giorni e l’incosciente si appresta ad accoglierla degnamente. In  sala da pranzo fa la sua comparsa un grosso contenitore di plastica con le ruote, di quelli ikea per i giochi dei bambini. Entusiasta mi informa che lì metterà tutta al nostra roba da moto così l’avremo sempre a disposizione. Fantastico, a disposizione vuole il dire che sarà in mezzo ai piedi per le pulizie e ci inciamperò quando porterò a tavola i piatti. Dopo pochi giorni mi vedo arrivare il veterocentauro vestito da paura:  gilet in  tecno tessuto multi-tasche  effetto omino Michelin, guantini sadomaso senza dita per riparare le mani dall’aria, ginocchiere da football americano, zainetto da boyscout. Lo lascio nella convinzione di assomigliare a Henry Fonda in Easy Rider e lo accompagno in garage dove avviene la presentazione ufficiale della nostra Virago Yamaha.  Bella è bella, non c’è che dire. La linea custom molto vintage, il color verde bosco e crema  discreto ed elegante,  i suoi tubazzi di scarico che, sono certa, mi ustioneranno i garetti la prima volta che ci salgo.

E così arriva il grande giorno. Caldo bestia,  40 gradi all’ombra, ora di cena. Andiamo a Selva Malvezzi all’Osteria Pincelli.
“Come non sei mai salita dietro su una moto? Ma perché non me l’hai detto?!”, una nota di panico vibra nella voce di mio marito alla ferale scoperta. “Perché non me l’hai chiesto”. Mi spiega che è molto facile,  devo solo piegarmi dal lato in cui si piega lui, agitarmi poco e soprattutto tacere. Cerchiamo di partire in camuffa ma in quel momento tutta Budrio passa da via Garibaldi.  Saluti affettuosi, occhiate perplesse, altre palesemente impietosite, alcune visibilmente  preoccupate. Finalmente partiamo ed io, in fondo a via de Gotti voglio già scendere.  Abbiamo fatto 35 metri. Mi convince che è tutto sotto controllo e che devo solo rilassarmi. Imbocchiamo la trasversale e tutto va bene fino alla rotonda di Vedrana dove lui si piega a sinistra ed io naturalmente a destra. Imprecazioni, nuove indicazioni e finalmente troviamo il ritmo. La campagna quest’ora è un quadro : giro la testa a destra e a sinistra per godermi l’aria fresca e il panorama e subito vengo redarguita “ Bisogna che stai ferma!”.   Mi allineo a lui e guardo avanti: mi sembra che tutti ci vengano addosso  e sono sicura che faremo un frontale  in pochi minuti. Comunico questa mia impressione e vengo di nuova redarguita con ferocia. Allora appoggio il mento sulla sua schiena e guardo dietro nello specchietto. Oddio, la macchina che ci segue è talmente attaccata alla moto che riesco a leggere la marca degli occhiali del guidatore!  Mi giro per controllare meglio e la moto sbanda paurosamente. Ci fermiamo un attimo. Lui  scende senza parlare ma scossa la testa. Con pazienza mi spiega che i miei comportamenti in moto mettono in discussione i principi fisici della cinematica e della dinamica,  mi spiega di nuovo i rudimenti del ‘bravo passeggero’ e dopo essersi accertato che ho capito tutto ripartiamo. Siamo in strada da mezzora e abbiamo fatto cinque chilometri.  Finalmente arriviamo a Selva, facciamo un’entrata trionfante nel piazzale, con gli avventori  distrutti dalla calura che osservano la Virago perché sì, siamo onesti, è proprio bella! Sento il veterocentauro che gonfia il petto di orgoglio e già pregusta i complementi alla creatura  e al suo stile da pilota consumato.  Purtroppo però l’arresto davanti alla locanda non è dei più performanti. La Virago, che nella sua vetustà frena solo con le ruote anteriori, si inchioda ed  io rimbalzo in avanti sbattendo fragorosamente il casco contro il suo in una cacofonia di suoni mista a imprecazioni che risolleva il morale a tutto il pubblico non pagante.  Il rientro a casa è più tranquillo: finalmente ho capito come mi devo comportare e mi godo la serata. Appena scesa dal mostro di ferro, che emana un calore da girone dantesco, bacio di nascosto  il suolo budriese e mi auguro che l’entusiasmo passi in fretta e che se ne liberi al più presto.

Invece no. Ha cominciato ad andare in ufficio in moto e la cosa lo diverte moltissimo.  In casa non ne parliamo mai, come se fosse un vergognoso segreto  di famiglia.  E se  si presenta  in versione  “guerriero della strada”,  il figlio guarda sospirando e scuote la testa rassegnato. Però entrambi sentiamo che non è contento di noi. Anzi, forse si vergogna pure. L’altra sera per esempio siamo andati a prendere il famoso gelato a Mezzolara.  Lui era a una grigliata con amici e quindi non ha partecipato al festoso rito della partenza come invece i trecento budriesi  che, in cerca di fresco, vagolavano per le vie del paese.  Ad un certo punto abbiamo avuto questa bella pensata: perché non andiamo davanti a casa di M.,   chiamiamo fuori  Federico e ci facciamo fare una foto? Sai come si stima poi con i suoi amici? Sai che soddisfazione quando gli diranno ” ma che genitori fighi che hai!” ?Arrivati davanti a casa dell’amico abbiamo sentito le loro voci nel giardino sul retro:  si divertivano alla grande. Gli ho mandato un whatsapp  dal tono entusiasta “ Ehi, c’è una sorpresa! Viene fuori un attimo a farci una foto che siamo qui davanti con la  moto!”. Poco dopo è arrivato di corsa, trafelato,  guardandosi preoccupato le spalle come se fosse inseguito da un serial killer:  “Presto via…Non voglio che vi vedano i miei amici ! Sai che vergogna! Cosa è che volete? Una foto? Ecco.  Ciak ciak. Via, via da qui  adesso…. No, non mi importa se è presa troppo da lontano, non ve la rifaccio…Via , via….”  Ed è sparito.  Umiliati e offesi, ma soprattutto umiliati siamo ripartiti in silenzio verso la nostra meta. Al primo semaforo ci siamo fermati perché nel frattempo è arrivato un messaggio. C’erano le foto di noi in moto. Foto sgarbate, fatte di corsa, dove noi sorridiamo felici e lui probabilmente stava pensando che se ci vedevano i suoi amici si sarebbe sputtanato a vita. “ Ma sono i tuoi vecchi quei due babbioni sulla custom? Ma dai! Davvero sono i tuoi genitori? Ma come sono messi?! Poveretto anche te…”   Sono certa che non l’avrebbero mai detto. Sono tutti ragazzi educati, affezionati a noi che li conosciamo da quanto erano in fasce: no,  non ci avrebbero mai definito così. Però nostro figlio la pensa diversamente. Chissà se lo pensa davvero?  Chissà se si vergogna di noi? Chissà se ci vuole bene? Chissà… chissà, ci chiediamo mentre corriamo (si fa per dire) verso Mezzolara. Arrivati al chiostro dei gelati,  nel tramonto di una bellissima sera estiva, ci togliamo i caschi e sediamo al fresco del giardino. Il cellulare comincia a mandare una raffica di messaggi. Federico chiamata persa ( 4). Messaggio WA di Federico “Perché non rispondete? Vi siete già spiaccicati contro un albero?” Messaggio di Federico “ Allora?!?! Vogliamo rispondere a questo cazzo di telefono?”. Messaggio di Federico: “Per favore,  appena arrivate a Mezzolara  mi dite qualcosa? E anche dopo, quando arrivate a Budrio…Per favore…”.  I ruoli invertiti.  Ci sarebbe da fare una lunga riflessione. “Facciamolo stare in pensiero ancora un po’…!”  ipotizzo piena di rancore, “Ma sei sadica eh…” mi risponde magnanimo ”E tutte le notti che tarda e non ci avvisa?…” replico stizzita  “Sì, ma lui non si muove mai da Budrio, e poi gira a piedi….” risponde Cuore di panna.  Ci consultiamo e decidiamo di rispondere in modo spiritoso. “Qui base Luna, il comandante Armstrong e il pilota Aldrin sono felicemente  allunati nel mare della Tranquillità!” . Dopo cinque minuti arriva la risposta. “Ma che cazzo scrivete? A 60 anni ancora leggete i fumetti? Ma datevi una regolata!!!! Però quando arrivate a Budrio avvisate eh…”
La Virago brilla solitaria nel parcheggio deserto. Bella e vintage come noi.

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6 Responses

  1. Gianni B.

    Anna…fantastica!!! Forse uno scooter per andare al lavoro era meglio!!!!

    • Annina

      Seeee… allora come avrebbe fatto a giocare a Rusty il Selvaggio. 😂

  2. Carla

    Troppo bella ….mi pareva di essere in moto con Voi….la faccio leggere a mia figlia

  3. Veronica

    Fede…non ti preoccupare se ti chiamano arriviamo io e Nicola in soccorso!!!😂

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