Il triste declino della chiesa di San Marco a Vigorso

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Era un po’ di tempo che gli Indiana Jones de noartri, meditavano un’incursione all’interno della Chiesa di San Marco a Vigorso. Trattenuti da motivate paure di crollo – la chiesa è, infatti, off limits da molti anni – abbiamo pensato che, dopo la scorribanda alla Romantica, non potevamo farci spaventare da una costruzione che, almeno da fuori, sembrava reggere ancora bene al logorio del tempo, delle intemperie e del terremoto del 2012. Chiunque passi da Vigorso rimane colpito dall’incantevole binomio composto dalla cinquecentesca Villa San Marco e dalla chiesa che la fronteggia. Mentre se per la villa, i  passati e gli attuali proprietari hanno fatto in modo che conservi intatti l’originaria architettura ed il parco che la circonda, per la chiesa è stato un lento ma inesorabile processo di decadimento, fino al più totale abbandono e degrado. Eppure questa piccola enclave di Vigorso ha vissuto momenti di grande notorietà soprattutto quando il signore di villa San Marco era quell’eclettico Conte Mattei che divenne poi famoso per aver costruito l’omonima Rocchetta a Riola di Vergato. Ci passò anche Gioacchino Rossini, che qui soggiornò e trascorse una villeggiatura, come ricorda un’epigrafe nel salone della musica della Villa.

La chiesa di San Marco è nominata in tutti gli elenchi della diocesi bolognese a partire dal 1300. Nel 1670 venne restaurata e  fu ulteriormente modificata a metà del 1700. Nel 1846 fu progettato un nuovo restauro che non fu mai realizzato per mancanza di fondi. Dal 1987, dopo la morte  del parroco di Bagnarola che l’aveva in consegna,  fu usata solo saltuariamente  dal parroco della Pieve per poi cadere in definitivo abbandono. Nonostante si siano spesso levate voci a difesa di questo antico patrimonio, sia da Budrio che da Bologna, la chiesa versa ormai in condizioni di totale degrado. Messi al riparo la pala dell’altare maggiore, il grande  crocifisso in legno e i quadri della sacrestia, la chiesa si è trasformata in un’ enorme piccionaia, tanto che il guano presente sul pavimento è una stratificazione di oltre 10 cm.  Noi l’abbiamo esplorata con reverenziale timore (anche con quello meno nobile di beccarci una trave in testa), trovando originali affreschi nelle cappelle laterali, una cassettiera che probabilmente conteneva i paramenti sacri, degli stucchi interessanti sopra l’altare, un affresco talmente in alto da non poter essere vandalizzato ed un’unica lapide, molto difficile da leggere e interpretare, datata 1725 che fa riferimento a una ‘dolcissima fanciulla’. Da Indiana Jones de noartri ci accontentiamo di questo delicato mistero ma non possiamo non dispiacerci, come tanti altri budriesi, di come la Curia (o inCuria)  possa lasciar andare in malora un luogo così denso di storia e memorie.

 

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